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Sabato 6 luglio 2013

 

Anche questa ultima giornata a Palermo non può che iniziare dalla Pasticceria Cappello. Solita colazione a base di speciali cornetti alla crema di pistacchio (io) e di ricotta (Paola).
Nel bancone della pasticceria, forse perché è sabato, c’è già un grande assortimento di dolci e torte. Difficile resistere a tante leccornie.
Dopodiché, decidiamo di  raggiungere  il Palazzo

Palermo - Via Maqueda

della Provincia, Palazzo Comitini, in Via Maqueda, in quanto abbiamo letto che qui sarebbe stato possibile partecipare a visite guidate. Come sempre, trovare un parcheggio non è facile, ma fortunatamente ne individuiamo uno in una piccola piazzetta non lontana dai siti che intendiamo visitare. Allorché, come al solito, un parcheggiatore abusivo si avvicina; gli do tutti gli spiccioli che ho in tasca, 70 cent., ma lui, non soddisfatto, mi invita a dargli altro. Il suo modo di porsi mi innervosisce, quindi gli chiedo chi sia, quale ruolo abbia, per chi lavori, per il comune o per chi altro. Ma egli, con disarmante naturalezza, mi risponde “Io guardo le macchine. Quest’area è sotto il mio controllo”. Intanto, esamino la situazione ed attivo con fatica il mio self-control. Capisco che è meglio lasciar perdere, quindi gli rispondo che saremmo tornati presto, entro un’ora, e che gli avrei dato altro più dopo.
Intanto, l’episodio mi ha messo un po’ d’ansia.
I parcheggiatori abusivi a Palermo sono una grande piaga, qualcosa di molto fastidioso.
Raggiunto il Palazzo Comitini, prendiamo atto che è chiuso, così come è chiuso il vicinissimo Archivio Storico Comunale, ubicato nell’ex Convento di San Nicolò da Tolentino, di cui abbiamo letto che ne sarebbe valsa la pena una breve visita, se non altro per ammirare la particolare architettura di questo luogo e per la straordinaria bellezza della sua sala di lettura.
Anche l’adiacente Chiesa di San Nicolò da Tolentino è chiusa. Che irritazione! Come se i flussi turistici avessero dei giorni di riposo settimanale!
Comunque, non ci perdiamo d’animo e ci dirigiamo subito verso un altro importante sito, ovvero Casa Professa.

La Chiesa del Gesù, detta Casa professa, è una delle più importanti chiese barocche siciliane. Essa fu edificata nel XVI sec. dai Gesuiti, dai quali tutt’ora è retta.
La facciata esterna è piuttosto sobria e non suscita particolare interesse, ma una volta entrati, l’impatto visivo suscita forti emozioni. Tutto è rivestito di marmo, di intarsi, di bassorilievi marmorei policromi e di gruppi statuari. Di marmo sono anche il pavimento, le colonne, i muri, gli arredi e le decorazioni delle cappelle.

Chiesa del Gesù - Detta Casa Professa

E’ straordinario ed impressionante quanto marmo sia stato utilizzato per la costruzione di questa chiesa. Essa, in origine, fu costruita in un’unica navata. Successivamente, furono abbattuti i muri divisori delle cappelle laterali e furono così ricavate le altre due navate laterali. L’ingresso è libero, ma per visitare tutta la chiesa è richiesto un contributo di 5,00 €. a persona, che però comprende la guida. Ci accompagna un ragazzo molto preparato, appassionato. Le sue spiegazioni e descrizioni ci permettono di comprendere tanti segni, particolari che altrimenti non avremmo neanche notato. La visita dura circa 30 minuti e, oltre alla chiesa, la guida ci mostra anche la sacrestia, alcune sale espositive con arredi e oggetti sacri, nonché l’oratorio.

Anche in questa chiesta, prima di uscire, si accingono a celebrare un matrimonio. Sarà un caso, ma troviamo matrimoni dappertutto, ogni giorno e ad ogni ora. Vorrà significare qualcosa?
Dietro il complesso di Casa Professa, che un tempo era un grande convento Gesuita, individuiamo anche la Biblioteca Comunale, un edificio con una bella facciata monumentale, simile ad un tempio con grandi colonne, ma che chiaramente non visitiamo, perché chiusa.

Biblioteca Comunale

Dunque, decidiamo di andare a riprendere la macchina, se non altro per spostarla altrove e cacciare via quell’ansia dovuta all’episodio sopra descritto. Ma visto che siamo in macchina, decidiamo di andare a visitare il Palazzo della Zisa, un antico edificio di epoca normanna, edificato nel XII sec., utilizzato quale residenza estiva dei re. Il Palazzo faceva parte di un grande parco, comprendente anche fontane e specchi d’acqua. Esso ha mantenuto il suo aspetto e l’architettura originaria fino la XVII sec., ma successivamente ha subito numerosi rimaneggiamenti, in quanto adattato alle esigenze abitative dei suoi proprietari, che ne hanno modificato in parte il suo aspetto. Tuttavia, il Palazzo, che intanto era parzialmente crollato, nel Novecento è stato acquisito dallo Stato ed è stato sottoposto a lunghi interventi di restauro, che alla fine lo hanno restituito a noi nel suo attuale splendore e soprattutto, nel suo aspetto originario. Contestualmente, è stata ripristinata l’area antistante, nella quale sono state costruite grandi fontane e specchi d’acqua.
L’ingresso alla Zisa è a pagamento (6,00 €. a persona). Al suo interno è ospitato anche il Museo d’Arte Islamica.

Ritornati in centro, ci rechiamo di nuovo all’Antica Focacceria San Francesco, dove riprendiamo più o meno le solite specialità (sarde beccafico, involtini di melanzane, cazzilli, pani ca’ meusa, etc.. e per finire, cannoli mignon!). Mangiamo fuori, nella piazzetta, nella quale vi sono anche due Apini cabrio ed un carretto siciliano che invitano i turisti a salire a bordo per fare un tour della città.
Nel pomeriggio fa molto caldo e le nostre energie iniziano a scarseggiare, quindi raggiungiamo molto lentamente le Poste centrali in Via Maqueda, per un prelievo al Bancomat, e poi la Rinascente, nella quale ci rifugiamo.

All’ultimo piano del Centro Commerciale si sta bene. C’è un bar, un ristorante, i servizi igienici, tavolini ed anche divani, ma soprattutto l’aria condizionata. Prendiamo un caffè e ci rilassiamo un pochino, per riprenderci.
Peraltro, dalle terrazze apprezziamo anche una bellissima vista panoramica sulla città.
Lasciata la Rinascente, da Piazza San Domenico prendiamo un vicolo parallelo a Via Maqueda, Discesa Caracciolo Viceré, lungo il quale numerosi banchi e botteghe espongono e vendono le loro merci.

Piazza San Domenico - Vista panoramica dalla terrazza della Rinascente

Continuando, sbuchiamo di nuovo in Via Vittorio Emanuele, e poi giù fino a Piazza Marina, dov’è parcheggiata la nostra automobile. Qui, nei giardini, ci impressiona la mole di alcuni ficus secolari, davvero enormi, mai visti di tali dimensioni. Nella piazza si affaccia anche il Palazzo Chiaramonte-Steri, che attualmente ospita il Museo dell’Inquisizione.

Se da una parte questo museo ci incuriosisce, dall’altra non ci va di visitare altri luoghi macabri. E poi siamo fisicamente stanchi. Continuiamo a passeggiare ancora un po’, lentamente, osservando la graziosa Chiesa di Santa Maria della Catena, che è chiusa, quindi sbuchiamo sulla Cala, un tratto del lungomare palermitano che funge da porticciolo, di cui percorriamo un bel pezzo.
Ma presto non resistiamo al sole ed al caldo, quindi ritorniamo indietro.

Ficus monumentale in Piazza Marina

Ripresa la macchina, con l’aria condizionata a palla, facciamo ancora un giro sul lungomare Est, fino al Brancaccio, passando anche per l’elegante zona del Foro Italico, quindi dal lato opposto, fino all’Ucciardone, il carcere. Poi, alle 17,30 circa, raggiungiamo la zona di imbarco.
Alle 20,00 in punto, dal ponte 10 del traghetto, in poppa, salutiamo definitivamente Palermo e l’isola.

Presto torneremo per il tour della Sicilia orientale.
 

Nicola Di Modugno

 


 


 

 

 

 
 
   

 

 

 

 

 

 

 

 


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